logo
19 Apr 2017

LA COOPERAZIONE NEL DEF 2017 E LA PROGRAMMAZIONE TRIENNALE

Documento di Economia e Finanza.    

Il Consiglio del Ministri ha approvato martedì 11 aprile 2017 il DEF, Documento di Economia e Finanza 2017, ora all’esame del Parlamento. Si tratta del principale strumento della programmazione economico-finanziaria dell’Italia e indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Nella sezione 1, “Programma di stabilità per l’Italia”, il Focus sull’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), a pagina 126, sintetizza l’impegno per riallineare gradualmente l’Italia agli standard internazionali per la cooperazione allo sviluppo.

Il testo ripete automaticamente, di anno in anno, la terminologia “Aiuto pubblico allo sviluppo (APS)” mentre la legge 125/2014 che ha riformato il sistema della cooperazione italiana parla ormai di Cooperazione Pubblica allo Sviluppo (CPS). E non è certo solo una questione terminologica. Tre sono i punti essenziali delle 240 parole del Focus:

  1. 1. In base alle rilevazioni preliminari l’APS italiano per il 2016 si dovrebbe attestare sullo 0,26% del reddito nazionale lordo (RNL), in aumento rispetto allo 0,22% del 2015, come certificato dal Comitato per l’Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE.
  2. Il Governo conferma gli impegni assunti a livello europeo e internazionale attuando un graduale riallineamento degli stanziamenti annuali alla media dei Paesi OCSE. La gradualità stimata per il triennio 2018-2020 è: 0,27% dell’RNL nel 2018; 0,28% nel 2019; 0,30% nel 2020, fino al raggiungimento dello 0,7% entro il 2030 come stabilito in sede europea e nel quadro dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile.
  3. L’incremento delle risorse comprenderà anche la partecipazione dell’Italia alla ricostituzione di Fondi multilaterali di sviluppo per i quali si renderanno immediatamente disponibili le risorse.

Viene però sottaciuto quanto invece il DEF dello scorso anno affermava in modo trasparente: “in questo percorso di riallineamento influirà ovviamente anche la quota delle spese per l’assistenza ai rifugiati che potrà essere contabilizzata come APS” (Focus 2016). Si tratta di un’omissione non di poco conto dato che, pur essendo passati dai 4 miliardi di dollari del 2015 ai 4,85 miliardi del 2016 per l’attuazione complessiva delle politiche di cooperazione pubblica allo sviluppo (stanziamenti all’Ue, alle Banche e ai Fondi internazionali di cui l’Italia è parte, iniziative multilaterali tramite Organizzazioni e Agenzie internazionali, iniziative bilaterali, emergenze), una grande parte delle risorse è stata spesa per l’accoglienza dei rifugiati in Italia e per il controllo delle frontiere nei paesi di provenienza e transito, anziché per iniziative di sviluppo con i paesi partner. “Parliamo del 34% delle risorse complessive; in termini assoluti si passa da 983 milioni di dollari allocati nel 2015 ad oltre 1,66 miliardi del 2016, pari ad un incremento del 69%”, come ha recentemente analizzato Oxfam-Italia. Nel 2014, con 195,29 milioni di euro, tale spesa ha rappresentato 1/3 della componente bilaterale mentre oggi, con più di 1,5 miliardi, rappresenta una spesa tre volte maggiore di quella per la cooperazione bilaterale gestita dall’Agenzia e dalla Dg Cooperazione allo Sviluppo.

Il diritto di asilo e l’accoglienza dei rifugiati, sanciti dall’articolo 10 della nostra Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra, pur sacrosanti e doverosi, non erano mai stati materia di “aiuto bilaterale” o di “cooperazione allo sviluppo”, né la nuova legge l’ha previsto in questi termini. Tale inclusione, per una cifra così rilevante, fa sorgere il serio dubbio che il Governo italiano, con “il graduale riallineamento delle risorse”, stia in realtà tradendo le finalità della legge voluta con voto unanime dal Parlamento solo 32 mesi fa e raggirando la stessa visione di cooperazione e di partnership per un comune sviluppo che l’ha ispirata. Il tutto avviene, poi, senza una formale ed esplicita posizione parlamentare che deliberi questo radicale cambiamento rispetto alle decisioni assunte non molto tempo fa. Un ulteriore sforzo di trasparenza politica sarebbe ora doveroso.

Documento triennale di programmazione e di indirizzo.    

A breve dovrà essere presentato il documento di programmazione e di indirizzo per il triennio 2017-2019, dato che quello approvato dal CICS il 23 marzo 2017, con un anno di ritardo, riguarda il triennio 2016-2018. Il collegamento con le previsioni del DEF è evidente ed è l’occasione per qualche precisazione e qualche correzione rispetto al passato. Di seguito, alcune proposte già avanzate dalla rete di Ong Link 2007.

  1. Il documento dello scorso anno, pur qualitativamente chiaro, conteneva poche cifre in merito alla destinazione dei fondi e alla loro ripartizione. Sarebbe bene identificare, per ogni area prioritaria, il volume di risorse allocato, con l’indicazione dello speso nel triennio precedente. Solo in questo modo l’identificazione di priorità strategiche assumerebbe il necessario spessore operativo.
  2. E’ necessario restituire alle attività di cooperazione allo sviluppo quanto sottratto per coprire i costi relativi ai rifugiati in Italia, selezionando con attenzione e trasparenza le voci di spesa che potrebbero avere attinenza con la cooperazione allo sviluppo da quelle che nulla hanno a che vedere con essa.
  3. Sarebbe molto utile evidenziare i possibili e auspicati valori aggiunti dai diversi soggetti pubblici e privati, profit e non profit, della cooperazione allo sviluppo. Non si tratta solo di definire “chi deve fare cosa” ma di dare respiro strategico all’articolazione delle realtà chiamate a concorrere alla politica di cooperazione dell’Italia, nell’ottica del ‘sistema paese’ al quale sia la legge e sia gli atti successivi si ispirano.
  4. Opportuno sarebbe inoltre accrescere il volume delle risorse utilizzabili in paesi attualmente non prioritari dove in particolare le Ong e Osc italiane sono operative da tempo e hanno stabilito proficui rapporti di partenariato, con innegabili valenze politiche. Il tema non riguarda solo la libertà delle scelte dei soggetti della società civile che propongono iniziative al contributo pubblico ma la stessa cooperazione italiana, laddove paesi oggi non prioritari possono facilmente diventarlo alla luce dei cambiamenti di contesto, che dovrebbero consigliare di mantenere aperti i canali di dialogo e collaborazione costruiti nel tempo.
  5. In particolare, ciò riguarda i paesi in situazione di post conflitto che dovrebbero entrare tra le priorità, in coordinamento con l’Ue e gli Stati membri. L’esperienza insegna che senza adeguati, tempestivi e continuativi aiuti per la ricostruzione, fisica e morale, e per il consolidamento della pace, il rischio di una ripresa degli scontri o di inconciliabili difficoltà di convivenza sono molto alti e richiedono interventi mirati di cooperazione con tutte le parti.
  6. Il Governo ha accolto negli anni passati la proposta parlamentare di dedicare almeno il 10% delle risorse gestite dal Ministero degli Affari Esteri alle iniziative promosse dalle Ong. E’ bene che il documento di programmazione e di indirizzo riprenda il significato di tale proposta, adeguandola all’ampliamento delle “organizzazioni della società civile ed altri soggetti senza finalità di lucro” elencate nei sei gruppi specifici dell’articolo 26 della Legge 125/2014.
  7. Nella fase attuale è necessario che sia meglio precisato il nesso migrazioni – sviluppo, al fine di non trasformare la cooperazione in uno strumento finalizzato ad altre politiche, come in parte sta avvenendo.
  8. E’ inoltre necessario inserire le tematiche della sicurezza degli operatori e operatrici, sia nelle attività umanitarie che di cooperazione allo sviluppo, prevedendo specifici percorsi di formazione e non limitandosi, come avvenuto finora, ad escludere unilateralmente e burocraticamente aree di intervento, spesso frenando la presenza diretta proprio laddove sarebbe più necessaria.
  9. Dovrà infine essere confermata la Conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo entro il 2017, come indicato dalla stessa legge 125: che sia partecipativa, rifletta la pluralità dei soggetti della cooperazione, sia accountable nel dare conto dei risultati raggiunti nel triennio e di quelli concretamente raggiungibili.
Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza: dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo; nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano.